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Diffrazione di Maekawa

Perché dietro una barriera acustica si ode comunque del suono: geometria, numero di Fresnel e attenuazione su bordo singolo.

Pubblicato il Aggiornato il AcusticaDiffrazioneMaekawaISO 9613-2Numero di Fresnel

Una barriera acustica non azzera il rumore: lo riduce. La ragione fisica è la diffrazione — il fenomeno per cui un’onda piega intorno a un ostacolo invece di essere completamente bloccata. Questo strumento dell’Open Lab isola in forma didattica il calcolo della diffrazione su un singolo bordo, mostrando come l’attenuazione dipenda dalla geometria e dalla frequenza, e confrontando sulla stessa configurazione i tre metodi di calcolo offerti dal Calcolo barriere.

La geometria del problema

Il modello considera una sorgente S, un bordo diffrangente (la cima della barriera) e un ricevitore R. Il suono che raggiunge R passando sopra il bordo percorre un cammino più lungo del cammino diretto S→R. Questa differenza di cammino δ è la grandezza chiave:

dove h è l’eccedenza del bordo sopra la linea di vista sorgente-ricevitore e d_s, d_r sono le distanze dalle proiezioni di S e R su quella stessa linea. Va detto il dominio: questa forma simmetrica, con lo stesso h nei due radicali, vale per la geometria ridotta in cui S e R sono riportati a una linea di riferimento comune — ed è quella che l’explorer costruisce. In una geometria generale, con S e R a quote qualsiasi, si usano i cammini geometrici effettivi: δ = d(S,E) + d(E,R) − d(S,R), che non si riduce necessariamente a questa espressione.

Un’avvertenza sul segno, perché nella formula h compare al quadrato: δ(+h) = δ(−h), quindi la formula da sé non distingue un bordo che scherma da uno che sta sotto la linea di vista. La condizione «bordo sotto la linea di vista → nessuna attenuazione» è una regola logica applicata prima della formula, non una sua conseguenza: l’explorer lavora con h positivo e ricostruisce direttamente la geometria schermata.

hd_sd_rSRcammino sopra il bordocammino diretto (intercettato)bordo diffrangente
La geometria della diffrazione su bordo singolo. Il cammino diretto S→R (tratteggiato) è intercettato dalla barriera; il suono raggiunge R passando sopra il bordo, per un percorso più lungo. Nella formulazione Maekawa usata qui la differenza fra i due, δ, è l'unica grandezza geometrica che entra nel calcolo (nella ISO 2024 non basta: il Kmet usa anche d_SS, d_SR, la distanza diretta e la somma delle distanze bordo-bordo): h non conta in assoluto, conta di quanto il bordo eccede la linea di vista nel punto in cui la attraversa.

Il numero di Fresnel

La differenza di cammino, da sola, non basta: ciò che conta è il suo rapporto con la lunghezza d’onda del suono. Da qui il numero di Fresnel N, parametro adimensionale:

N esprime quante mezze-lunghezze-d’onda di cammino aggiuntivo l’onda deve percorrere passando sopra la barriera. Più N è grande, più l’attenuazione è efficace. Questo spiega un fatto controintuitivo ma fondamentale dell’acustica: una barriera è molto più efficace alle alte frequenze (λ piccola → N grande) che alle basse (λ grande → N piccolo). L’efficacia alle basse resta comunque tutt’altro che nulla — la tabella qui sotto dà 7,1 dB a 63 Hz, che non è un effetto trascurabile: è significativamente inferiore, non assente. Il rombo grave di un camion penetra dietro una barriera molto più del sibilo acuto dei pneumatici.

La formula di Maekawa

Nel 1968 Z. Maekawa pubblicò, a partire da misure sistematiche su schermi, la relazione fra numero di Fresnel e attenuazione di un bordo singolo — nella forma di una curva sperimentale, non di un’espressione analitica. La formula usata dallo strumento è l’approssimazione analitica di quella curva entrata nell’uso comune (parametrizzazione attribuita a Tatge):

È la curva tracciata nel grafico Att(N) dell’explorer: cresce rapidamente per i primi valori di N, poi rallenta — ma non satura da sola. La funzione non ha alcun tetto: con N = 100 darebbe circa 33 dB. Il limite di 25 dB è un clamp dell’implementazione, allineato al cap che la ISO 9613-2 pone al proprio termine di diffrazione multipla, e va letto come tale.

Attenzione a non attribuirgli un significato fisico che non ha: non esiste una legge per cui l’insertion loss di una barriera non possa superare 25 dB. L’efficacia reale è limitata da diffrazione laterale, trasmissione attraverso il pannello, riflessioni, lunghezza finita, terreno, spettro e meteorologia — nessuno dei quali fissa una soglia a quel valore preciso. E i cap della ISO (20 dB bordo singolo, 25 dB multiplo) limitano il termine D_z, non l’attenuazione complessiva della barriera.

Un esempio: la stessa barriera, otto bande

Consideriamo una sorgente a d_s = 10 m dalla barriera, un ricevitore a d_r = 20 m dall’altro lato, e un bordo che eccede di h = 2 m la linea di vista. La differenza di cammino vale:

La geometria è fissa, ma l’attenuazione cambia con la frequenza perché cambia λ — e quindi N. Con la formula di Maekawa:

Frequenza λ δ/λ N = 2δ/λ A = 10·log₁₀(3 + 20N)
63 Hz 5,44 m 0,055 0,11 7,1 dB
125 Hz 2,74 m 0,109 0,22 8,7 dB
250 Hz 1,37 m 0,217 0,43 10,7 dB
500 Hz 0,69 m 0,434 0,87 13,1 dB
1000 Hz 0,34 m 0,868 1,74 15,8 dB
2000 Hz 0,17 m 1,736 3,47 18,6 dB
4000 Hz 0,086 m 3,473 6,95 21,5 dB
8000 Hz 0,043 m 6,946 13,89 24,5 dB

La stessa barriera, con la stessa geometria, taglia 7,1 dB a 63 Hz e 24,5 dB a 8 kHz: diciassette decibel di differenza fra i due estremi dello spettro. La colonna δ/λ dice perché: a 63 Hz la differenza di cammino vale un ventesimo di lunghezza d’onda — l’onda non si accorge dell’ostacolo — mentre a 8 kHz ne vale sette. È il motivo per cui, dietro una barriera autostradale, di un veicolo si continua a sentire soprattutto il rombo grave del motore e poco il sibilo acuto dei pneumatici. La conseguenza progettuale è che una barriera dimensionata su un livello globale in dB(A) può risultare deludente se lo spettro della sorgente è spostato in basso.

Quanto serve alzare la barriera

La domanda che arriva subito dopo il primo calcolo è: quanto devo alzarla per guadagnare qualche decibel? La risposta non è lineare, perché δ cresce meno che proporzionalmente con h. Sulla stessa geometria (d_s = 10 m, d_r = 20 m, 500 Hz):

h utile δ N A guadagno raddoppiando h
0,5 m 0,019 m 0,05 6,1 dB —
1 m 0,075 m 0,22 8,7 dB +2,6 dB
2 m 0,298 m 0,87 13,1 dB +4,4 dB
4 m 1,166 m 3,40 18,5 dB +5,4 dB
8 m 4,347 m 12,67 24,1 dB +5,6 dB

L’ultima colonna dà circa 5 dB per ogni raddoppio dell’altezza utile nell’intervallo mostrato — ed è un intervallo, non una regola. Il valore cresce (2,6, 4,4, 5,4, 5,6 dB) verso un asintoto calcolabile: per h piccolo rispetto alle distanze δ ≈ (h²/2)(1/d_s + 1/d_r), quindi δ va come h² e raddoppiando h il numero di Fresnel quadruplica; nel regime in cui il termine 20N domina il 3 della formula il guadagno tende a 10·log₁₀(4) = 6,02 dB per raddoppio. Sotto quel regime è minore, sopra interviene il clamp. Girata dal punto di vista del committente: partendo da h = 2 m, per guadagnare 5 dB servono 3,8 m, cioè quasi il doppio. È l’aritmetica che rende le barriere alte così costose, e che spinge verso soluzioni diverse — avvicinare la barriera alla sorgente, oppure lavorare sulla sorgente stessa.

Attenzione a cosa significa «h utile»: è l’eccedenza sopra la linea di vista, non l’altezza della barriera da terra. Con sorgente e ricevitore entrambi in quota, una barriera da 4 m può avere un’eccedenza utile di un metro.

Il ricevitore vicino è più protetto di quello lontano

Un risultato controintuitivo, e la ragione per cui conviene calcolare invece di ragionare a intuito. Fissando la barriera (h = 2 m) e la sorgente (d_s = 10 m), e allontanando solo il ricevitore:

d_r δ A a 500 Hz
5 m 0,583 m 15,7 dB
10 m 0,396 m 14,2 dB
20 m 0,298 m 13,1 dB
40 m 0,248 m 12,4 dB
80 m 0,223 m 12,0 dB

Passando da 5 a 80 m dietro la barriera, l’attenuazione prodotta dalla barriera cala di 3,7 dB. La ragione geometrica è che allontanando R il cammino sopra il bordo somiglia sempre più a quello diretto, quindi δ diminuisce — ma non tende a zero, come si potrebbe pensare. Per d_r → ∞ il termine √(d_r²+h²) − d_r si annulla e resta δ → √(d_s²+h²) − d_s, che in questa geometria vale 0,198 m: l’attenuazione tende a un asintoto di circa 11,6 dB a 500 Hz, non a zero. La colonna dei valori lo mostra: da 40 a 80 m cala di soli 0,4 dB. Fisicamente il ricevitore lontano sta comunque meglio, perché guadagna divergenza geometrica — ma il merito della barriera diminuisce. Leggendo una mappa di insertion loss: la fascia di massima efficacia è quella immediatamente a valle, non il campo lontano.

I cinque metodi a confronto

L’explorer condivide il motore di calcolo (@lib/physics) con il Calcolo barriere e la Mappa acustica, e applica alla stessa geometria tre formulazioni:

  • ISO 9613-2:2024 — l’edizione vigente, default del Calcolo barriere: Dz = 10·log₁₀[1 + (2 + (C₂/λ)·C₃·z)·Kmet], con una soglia z_min sotto la quale l’attenuazione è nulla e una correzione meteorologica Kmet; cap 20 dB per bordo singolo.
  • Modalità legacy 1996 — basata sulla formulazione dell’edizione precedente: Dz = 10·log₁₀(3 + (C₂/λ)·C₃·z·Kmet); cap 20 dB. Va chiamata legacy e non «ISO 9613-2:1996»: il codice dichiara di omettere un termine del Kmet canonico, ed è mantenuta invariata per conservare la comparabilità coi risultati storici del tool. Serve a confrontare versioni dello strumento, non le due edizioni della norma.
  • CNOSSOS-EU:2015 — il metodo comune europeo (Direttiva (UE) 2015/996, Allegato II §VI.4.4.b): Δ_dif = 10·log₁₀(3 + (40/λ)·C″·δ), con la soglia (40/λ)·C″·δ ≥ −2 sotto la quale l’attenuazione è nulla, C″ = 1 sul bordo singolo, cap 25 dB. Non è una variante delle ISO: il coefficiente è 40/λ e non 20/λ, non c’è il fattore K_met, e le condizioni di propagazione sono due — omogenee, con raggi rettilinei, e favorevoli, con raggi ad arco di raggio Γ = max(1000, 8·d). Nelle favorevoli il raggio scavalca il bordo più in alto, δ si riduce e la barriera rende meno: è il motivo per cui una barriera è meno efficace sottovento, e nel modello viene dalla geometria e non da un termine correttivo.
  • Maekawa 1968 — la formula storica empirica descritta sopra; cap 25 dB, nessuna correzione meteorologica.

Fra CNOSSOS e Maekawa c’è una coincidenza che conviene sapere prima di leggerla come un errore: sul bordo singolo, in condizioni omogenee, i due danno lo stesso numero, perché 3 + 20·N e 3 + 40δ/λ sono la stessa espressione scritta con N = 2δ/λ. Si separano quando i bordi sono due, dove entra C″, e in condizioni favorevoli.

Le formule complete, con le costanti C₂/C₃ e la definizione di Kmet, sono documentate nella sezione «Formule diffrazione» del Calcolo barriere. Sul comportamento a linea di vista libera va fatta una precisazione, perché i tre metodi non sono equivalenti. Maekawa e la 1996 danno 0 dB per N ≤ 0. La ISO 9613-2:2024 no: pone D_z = 0 solo per z ≤ z_min, con z_min = −2λ/(C₂C₃) negativo, e assegna segno negativo al path difference quando la linea di vista passa sopra il bordo. Esiste quindi una fascia z_min < z < 0 in cui la linea di vista è libera e l’attenuazione è ancora positiva — serve a evitare una discontinuità artificiale sul limite della zona d’ombra. Questo strumento non la percorre: la geometria a monte produce solo δ ≥ 0 e il dispatcher tronca δ ≤ 0 a zero. È una semplificazione dell’explorer, non un comportamento della norma, e per implementarla servirebbe un path difference firmato in tutta la catena di calcolo.

I tetti diversi contano, ma va detto con precisione cosa limitano. Il clamp Maekawa dell’implementazione sta a 25 dB, il cap ISO a 20 dB per bordo singolo: nelle geometrie che saturano — barriere alte, alte frequenze — il termine di diffrazione Maekawa arriva quindi 5 dB più in alto. Nella tabella dello spettro qui sopra la banda a 8 kHz tocca 24,5 dB con Maekawa, mentre con l’ISO si fermerebbe a 20.

Quei 5 dB, però, sono la distanza fra due termini saturati, non fra due previsioni: non se ne può dedurre che una previsione ISO e una Maekawa differiscano di 5 dB. Serve anche tenere separate tre grandezze che questa pagina, essendo un explorer del solo termine geometrico, confronta in forma grezza: D_z è il termine di diffrazione; A_bar è l’attenuazione della barriera, che per la diffrazione sopra il bordo con A_gr > 0 vale D_z − A_gr (§7.4); l’insertion loss è la differenza fra i livelli con e senza barriera, e include l’effetto suolo, gli eventuali cammini laterali combinati col §7.4.4 e la somma energetica sullo spettro. Il Calcolo barriere lavora su A_bar e IL; qui si guarda D_z. Su un livello globale in dB(A), dove le bande alte pesano, la scelta del metodo si vede nel risultato.

Termini

Diffrazione — il piegamento di un’onda intorno a un ostacolo; la ragione per cui dietro una barriera si ode comunque del suono. Knife-edge — modello idealizzato di bordo infinitamente sottile. È una buona approssimazione per una barriera relativamente sottile, lunga, a bordo semplice; lo è molto meno per barriere spesse, dune e rilevati, cappelli a T o a Y, profili cilindrici o bordi assorbenti, che si progettano proprio per fare meglio di un knife-edge. Numero di Fresnel — il parametro adimensionale che lega differenza di cammino e lunghezza d’onda.

Limiti del modello

  • Uno o due bordi. L’explorer risolve la diffrazione singola e quella doppia, quest’ultima con la distanza e fra i bordi — da cui C₃ e C″ — e il cap a 25 dB. Nel conto entrano solo i bordi che sporgono davvero: se una barriera resta sotto la corda che unisce la sorgente alla cima dell’altra, il suo tratto non va sommato, altrimenti si gonfia la differenza di cammino e con essa l’attenuazione. Geometrie con più di due bordi, o edifici, restano fuori; così la diffrazione laterale attorno ai fianchi, che la ISO 9613-2:2024 tratta al §7.4.3 e che nel Calcolo barriere è implementata.
  • Sorgente puntuale. Per sorgenti lineari estese (strade, ferrovie) la geometria δ varia lungo la sorgente.
  • Atmosfera quiescente per Maekawa, che non ha correzione meteorologica: gradienti di vento e temperatura possono ridurre l’attenuazione effettiva di diversi dB nel campo lontano. Non vale per la ISO 2024, che il Kmet lo ha, e che anzi è impostata su condizioni favorevoli alla propagazione (sottovento o inversione equivalente): i tre metodi non condividono la stessa ipotesi atmosferica, e vederli sulla stessa curva è comodo ma non li rende omogenei.
  • Si considera la sola diffrazione attorno alla cima; la trasmissione attraverso il pannello è trascurata. Quanto sia lecito trascurarla dipende dalla prestazione del dispositivo, che per le barriere stradali si caratterizza con la serie EN 1793 (isolamento per via aerea, assorbimento, diffrazione intrinseca) e non con l’R_w, grandezza tipica degli elementi edilizi: una barriera geometrica da 3 m e una barriera reale da 3 m non sono la stessa cosa.
  • L’ostacolo si assume già idoneo a essere trattato come schermo. La ISO 9613-2 pone requisiti perché un oggetto sia schermante — massa superficiale sufficiente, superficie sostanzialmente chiusa senza fessure o aperture rilevanti, estensione adeguata rispetto alla lunghezza d’onda. Questo explorer è puramente geometrico e non li verifica: dà il termine di diffrazione di un bordo, dato per assunto che il bordo appartenga a qualcosa che scherma.

Strumento dimostrativo: non sostituisce una valutazione professionale. Da notare che «software certificato» non è una categoria prevista dalla normativa italiana per questi calcoli: ciò che conta è che il modello sia adeguato alla metodologia richiesta e verificabile, e che dell’attività risponda un tecnico competente.

Riferimenti normativi e scientifici

  • ISO 9613-2:2024 — Attenuation of sound during propagation outdoors, §7.4.1 (screening). Edizione vigente, default del Calcolo barriere.
  • ISO 9613-2:1996 — edizione precedente, §7.4; disponibile come modalità di confronto.
  • ISO 9613-2:2024/DAmd 1 — emendamento in bozza, in votazione DIS: riporta D_z e K_met alla forma del 1996 e lascia in piedi z_min, la diffrazione laterale e i limiti. Non è implementato — una bozza non entra in un motore di calcolo — e le formule affiancate stanno in ISO 9613-2:2024/DAmd 1: la diffrazione torna al 1996.
  • Maekawa, Z. (1968) — «Noise Reduction by Screens», Applied Acoustics, vol. 1, pp. 157-173. DOI 10.1016/0003-682X(68)90020-0.
  • Direttiva (UE) 2015/996 — metodi comuni di determinazione del rumore (CNOSSOS-EU), Allegato II §VI.4.4.b: diffrazione, condizioni omogenee e favorevoli. Testo su EUR-Lex.

Cosa mette in mano lo strumento

La geometria si dà in quote assolute dal piano di campagna — sorgente, barriera e ricevitore — più le distanze orizzontali: è come si misura in campo, ed è la forma in cui la chiede la ISO 9613-2. L’eccedenza h del bordo sopra la linea sorgente-ricevitore, che è il parametro della formulazione classica, non è un dato da inserire ma un risultato, insieme a δ e a N.

La sezione è disegnata in scala, con assi numerati: la scala orizzontale la decide solo la distanza sorgente-ricevitore, e cambiare un’altezza non la muove; quella verticale sale a scatti su valori tondi, il primo che stia due metri sopra l’elemento più alto. Sorgente, cime delle barriere e ricevitore si trascinano nel disegno.

Il modo multi-banda mostra le otto bande d’ottava insieme per tutti i metodi, e in fondo l’insertion loss ponderato A su uno spettro di sorgente scelto fra sei preset: è il numero con cui si dimensiona una barriera, e non è la media dei dB in tabella. Non si calcola un livello al ricevitore: qui c’è il solo termine di diffrazione, e un Lp senza divergenza, terreno e assorbimento d’aria sarebbe sbagliato — quel conto lo fa il Calcolo barriere.

I risultati escono come testo negli appunti o come immagine PNG, con il disegno e il riassunto numerico composti dagli stessi valori.

Il tool è disponibile come strumento eseguibile su /tools/maekawa/.

Domande frequenti

Perché dietro una barriera acustica si sente comunque il rumore?

Per la diffrazione: l'onda sonora piega attorno al bordo superiore della barriera invece di essere bloccata del tutto. La barriera quindi riduce il livello, non lo azzera, e la riduzione dipende dalla geometria e dalla frequenza.

Che cos'è il numero di Fresnel e perché conta?

È il parametro adimensionale N che esprime quante mezze lunghezze d'onda di cammino aggiuntivo percorre il suono passando sopra la barriera rispetto al cammino diretto. Più N è grande, più la barriera attenua: a parità di geometria le alte frequenze sono attenuate molto più delle basse, ed è per questo che il rombo di un camion passa oltre una barriera più del sibilo dei pneumatici.

Una barriera può attenuare più di 25 dB?

La formula di Maekawa non ha un tetto: con N = 100 darebbe circa 33 dB. Il limite di 25 dB dello strumento è un clamp dell'implementazione, allineato al cap che la ISO 9613-2 pone al proprio termine di diffrazione multipla, non una legge fisica. Nella pratica l'efficacia reale è limitata da diffrazione laterale, trasmissione attraverso il pannello, riflessioni, lunghezza finita, terreno, spettro e meteorologia.

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