// WIKI

Incertezza di misura secondo la GUM

Bilancio d'incertezza secondo la GUM — incertezza tipo A e B, distribuzioni e divisori (√3 rettangolare, √6 triangolare), combinazione in quadratura, incertezza estesa e fattore di copertura.

Pubblicato il Aggiornato il GUMIncertezzaMisuraMetrologiaTipo A/B

Nessuna misura è esatta: ogni valore va accompagnato da una stima della sua incertezza. La GUM — Guide to the Expression of Uncertainty in Measurement (JCGM 100:2008) — è la guida internazionale che standardizza il modo di stimarla ed esprimerla. Questa pagina riassume il procedimento che lo strumento mette in pratica: elencare i contributi, convertirli in incertezza standard, combinarli ed estenderli con un fattore di copertura.

La GUM in breve

L’incertezza di una misura è la quantificazione del dubbio sul valore. Il procedimento GUM è sempre lo stesso, qualunque sia la misura:

  1. si identifica il misurando e, se serve, un modello y = f(x₁, …, xₙ) che lega le grandezze d’ingresso al risultato;
  2. si elencano tutte le sorgenti d’incertezza e si valuta ciascuna come incertezza standard uᵢ, nella stessa unità del misurando;
  3. si combinano le uᵢ nell’incertezza tipo composta u_c;
  4. si moltiplica per un fattore di copertura k per ottenere l’incertezza estesa U, che definisce un intervallo con un livello di confidenza dichiarato.

Il risultato si esprime come y ± U, dichiarando sempre il k usato.

Incertezza di tipo A e di tipo B

La GUM distingue due modi di valutare un contributo, non due nature diverse di incertezza:

  • Tipo A — valutazione statistica da una serie di osservazioni ripetute. L’esempio canonico è la deviazione standard della media di n letture, σ/√n. Si stima dai dati raccolti.
  • Tipo B — valutazione da ogni altra informazione disponibile: un certificato di taratura, la risoluzione dello strumento, le specifiche del costruttore, l’esperienza o un manuale. Si assume una distribuzione di probabilità e da questa si ricava l’incertezza standard.

Punto chiave: una volta che entrambi i tipi sono stati convertiti in un’incertezza standard uᵢ, si trattano allo stesso modo. La distinzione A/B non cambia la combinazione, serve a documentare l’origine di ciascun contributo.

Distribuzioni e divisori

Per i contributi di tipo B si parte tipicamente da una semi-ampiezza a (metà dell’intervallo entro cui si assume cada il valore) e si assume una forma di distribuzione. L’incertezza standard è la semi-ampiezza divisa per un divisore caratteristico della forma:

  • Rettangolare (uniforme) — ogni valore nell’intervallo è ugualmente probabile, niente concentrazione attorno al centro. È il caso tipico della risoluzione di un display, dei limiti di specifica, della quantizzazione. Divisore √3.
  • Triangolare — i valori centrali sono più probabili degli estremi (ad esempio dalla somma di due contributi uniformi). Divisore √6.
  • Normale (gaussiana) — il valore fornito è già un’incertezza standard, quindi divisore 1. Se invece proviene da un certificato di taratura che dichiara un’incertezza estesa U con il suo k, l’incertezza standard si recupera dividendo per quel k (divisore = k del certificato).

Coefficiente di sensibilità

Quando una grandezza d’ingresso non è direttamente il misurando ma vi entra attraverso il modello y = f(x₁, …, xₙ), il suo contributo va pesato dal coefficiente di sensibilità:

Il coefficiente cᵢ converte l’incertezza dell’ingresso xᵢ nell’incertezza che essa produce sul misurando y (cambia anche le unità, se diverse). Per una grandezza che è il misurando stesso, c = 1.

Combinazione in quadratura

Assunte indipendenti le grandezze d’ingresso (covarianze nulle), le incertezze standard si combinano come radice della somma dei quadrati — la legge di propagazione GUM senza i termini di correlazione. Il risultato è l’incertezza tipo composta:

Una conseguenza pratica importante: poiché i contributi si sommano in quadratura, i termini più piccoli pesano pochissimo. Quanto poco, in cifre — è il dato che decide dove si spende il tempo:

uᵢ / u_max Peso sulla varianza Riduzione di u_c azzerandolo
1 50,00 % 29,29 %
1/2 20,00 % 10,56 %
1/3 10,00 % 5,13 %
1/4 5,88 % 2,99 %
1/10 0,99 % 0,50 %
1/20 0,25 % 0,12 %

La colonna a destra è la più istruttiva, perché risponde alla domanda che si pone davvero: se eliminassi questo contributo del tutto, quanto guadagnerei? Una sorgente che vale un terzo della maggiore pesa il 10 % della varianza, e azzerarla — non ridurla, azzerarla — fa scendere u_c del 5 %. Una che vale un decimo fa guadagnare mezzo punto percentuale.

Da qui la regola operativa: si aggredisce la sorgente più grande, e ci si ferma quando i primi due contributi sono comparabili. Rifinire il terzo, quando il primo lo domina di tre volte, è lavoro che non si vede nel risultato.

Budget d’incertezza

Il budget d’incertezza è la tabella che mette in fila tutti i contributi con la loro incertezza standard uᵢ e il loro peso percentuale sulla varianza:

È lo strumento diagnostico del metrologo: dice a colpo d’occhio quali sorgenti dominano e dove conviene intervenire per ridurre l’incertezza (migliorare la taratura, aumentare le ripetizioni, scegliere uno strumento a risoluzione più fine). Lo strumento web disegna questo budget come barre orizzontali ordinate per contributo decrescente.

Un esempio

Misura di una resistenza con un multimetro, tre contributi:

  • ripetibilità (tipo A, da 10 letture): u₁ = 0,020 Ω
  • risoluzione del display (tipo B, rettangolare, semi-ampiezza 0,005 Ω): u₂ = 0,005/√3 = 0,0029 Ω
  • accuratezza da certificato (tipo B, normale, U = 0,030 Ω con k = 2): u₃ = 0,015 Ω

In quadratura: u_c = √(0,020² + 0,0029² + 0,015²) ≈ 0,025 Ω, ed estesa U = 2·u_c ≈ 0,050 Ω (k = 2). Il budget percentuale: ripetibilità 63 %, accuratezza 36 %, risoluzione 1 %. La diagnosi immediata è che domina la ripetibilità, quindi conviene aumentare le ripetizioni prima di comprare un multimetro più preciso.

Fino a un certo punto, però — e il punto si calcola. L’incertezza di tipo A va come s/√n, quindi si può ridurre a piacere; gli altri due contributi no. Il loro contributo in quadratura è un pavimento:

Letture n u_A u_c Rispetto a n = 10 Rispetto al pavimento
2 0,04472 0,04726 1,878 3,094
3 0,03651 0,03958 1,573 2,591
5 0,02828 0,03215 1,277 2,104
10 0,02000 0,02517 1,000 1,648
20 0,01414 0,02082 0,827 1,363
50 0,00894 0,01770 0,703 1,159
100 0,00632 0,01653 0,657 1,082
1000 0,00200 0,01541 0,612 1,009

Il pavimento vale 0,015275 Ω, cioè il 61 % del valore a dieci letture. Passare da 10 a 100 letture guadagna il 34 %; da 100 a 1000 un altro 7 %; oltre, niente. Quindi la diagnosi «aumenta le ripetizioni» è giusta ma limitata: se serve un’incertezza migliore di 0,015 Ω, nessun numero di letture basta e la sola strada è un certificato di taratura più stretto. È la stessa lettura del budget percentuale, portata fino alla sua conseguenza.

Incertezza estesa e fattore di copertura

L’incertezza composta u_c è un’incertezza standard: per una distribuzione normale corrisponde a circa il 68 % di confidenza. Per dichiarare un intervallo a confidenza più alta si moltiplica per un fattore di copertura k, ottenendo l’incertezza estesa:

Il valore di riferimento è k = 2. Le due equivalenze che si citano sempre — k = 2 ≈ 95 %, k = 3 ≈ 99,7 % — valgono solo se la distribuzione risultante è ben approssimata da una normale e i gradi di libertà effettivi sono adeguati: sono proprietà della gaussiana, non di k. Il risultato finale si scrive y ± U (k = 2).

«Gradi di libertà adeguati»: quanti, in numeri

Quel «adeguati» si calcola, quindi la vaghezza si può togliere. I gradi di libertà effettivi del bilancio si stimano con la formula di Welch-Satterthwaite:

dove νᵢ sono i gradi di libertà di ciascun contributo: n − 1 per un tipo A da n letture, e convenzionalmente infiniti per un tipo B che viene da una specifica o da un certificato — quindi sono i soli contributi statistici a limitare ν_eff. Ottenuto ν_eff, il fattore di copertura corretto è il t di Student a quel numero di gradi di libertà, non 2.

Applicato all’esempio della sezione precedente, cambiando solo il numero di letture:

Letture n ν = n − 1 u_c ν_eff t (95,45 %) Quanto k = 2 sottostima U
2 1 0,04726 1,2 8,705 335 %
3 2 0,03958 2,8 3,482 74 %
5 4 0,03215 6,7 2,454 23 %
10 9 0,02517 22,6 2,117 6 %
20 19 0,02082 89,2 2,028 1,4 %
50 49 0,01770 752 2,003 0,2 %
100 99 0,01653 4623 2,001 0,0 %

Il quadro è netto. Con 10 letture — quello che in laboratorio si considera un campione normale — ν_eff vale 22,6, il fattore corretto è 2,117 e usare k = 2 sottostima l’incertezza estesa del 6 %: poco, ma non zero. Con 3 letture ν_eff scende a 2,8, il fattore corretto è 3,48 e k = 2 sottostima del 74 % — un intervallo dichiarato al 95 % che in realtà ne copre molto meno. Con due sole letture il numero è ridicolo (t = 8,7), che è il modo della matematica di dire che da due misure non si stima una deviazione standard.

La regola pratica che ne segue: k = 2 è difendibile da una ventina di letture in su, dove la correzione scende sotto il paio di punti percentuali. Sotto le dieci, dichiarare U (k = 2) e chiamarlo 95 % è un’affermazione che i numeri non sostengono. Questo strumento applica il k che si imposta e non calcola ν_eff: la tabella qui sopra serve a decidere quale k impostare.

Sbagliare il divisore: quanto costa

L’errore piu’ comune di tutti non e’ nella formula ma nella scelta della distribuzione, e ha un prezzo asimmetrico. Sulla stessa specifica ±0,030 Ω dell’esempio:

Come si interpreta la specifica ±0,030 Divisore u₃ u_c Variazione
certificato normale con k = 2 (corretto) 2 0,01500 0,02517 0 %
normale trattata come k = 1 1 0,03000 0,03617 +43,7 %
rettangolare √3 0,01732 0,02661 +5,8 %
triangolare √6 0,01225 0,02363 −6,1 %

Trattare come k = 1 un certificato che dichiara k = 2 gonfia u_c del 43,7 %: si dichiara un’incertezza mezza volta più grande del vero e si perde un collaudo che sarebbe passato. Interpretare la stessa specifica come rettangolare invece che normale k = 2 costa il 5,8 %, e come triangolare fa scendere u_c del 6,1 % — in quel caso si dichiara meno del dovuto, che è l’errore più grave dei due.

La regola per non sbagliare: un certificato di taratura dichiara un’incertezza estesa con il suo k, e il divisore è quel k. Un limite di specifica di catalogo, invece, non è un’incertezza: è un intervallo entro cui il costruttore garantisce che il valore cada, e si tratta come rettangolare (divisore √3) a meno che il costruttore dichiari altro. Sono due documenti diversi che vanno letti in due modi diversi.

Limiti

  • Si assume indipendenza tra le grandezze d’ingresso: niente termini di covarianza. Con grandezze correlate la combinazione richiede i termini incrociati, non coperti qui.
  • Modello lineare attorno al punto di lavoro (sviluppo al primo ordine): i coefficienti di sensibilità sono costanti, non si trattano non linearità forti.
  • Il fattore di copertura k è applicato direttamente; non si calcolano i gradi di libertà effettivi (Welch-Satterthwaite) né si usa il metodo Monte Carlo della GUM Supplemento 1 (JCGM 101).
  • Strumento dimostrativo per costruire e leggere un budget d’incertezza, non un sostituto del sistema di calcolo e di gestione dei dati usato in un laboratorio accreditato. «Software metrologico accreditato» non è una qualifica esistente: l’accreditamento riguarda il laboratorio e le attività per cui è accreditato, non il programma.

Riferimenti

  • JCGM 100:2008 — GUM, Guide to the Expression of Uncertainty in Measurement, con l’Amendment 1 che tratta i casi in cui la linearizzazione al primo ordine non basta — il documento di riferimento per la valutazione e l’espressione dell’incertezza (citato per nome/sigla; il testo non è riprodotto).
  • Strumento correlato — il calcolatore d’incertezza GUM mette in pratica questa pagina: elenca i componenti tipo A/B, scegli distribuzioni e sensibilità e leggi u_c, U e il budget percentuale.

Ultimo aggiornamento: · Trovato un errore o un dato superato? Segnalacelo

← Torna all’indice Wiki

Un progetto simile?

Acustica, embedded, strumenti di calcolo: se hai un caso d’uso vicino, parliamone.