# PDN e decoupling: impedenza target e rete di condensatori

> Power distribution network, impedenza target Zt = ΔV/ΔI, ruolo di bulk e condensatori HF, anti-risonanza e scelta dei valori per tenere bassa l'impedenza del rail.

Pubblicato: 2026-06-24
Aggiornato: 2026-08-25
Ambito: elettronica
Riferimento normativo: Power distribution network e decoupling <https://en.wikipedia.org/wiki/Power_distribution_network>

Pagina: <https://www.stline.it/wiki/pdn-decoupling/>

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Un circuito digitale veloce non assorbe corrente in modo costante: la commuta a ogni fronte di clock. Il compito della rete di alimentazione è fornire quei picchi di corrente senza far oscillare la tensione del rail. Questo strumento dimensiona la rete di condensatori che lo rende possibile; questa pagina spiega il modello.

## La power distribution network

La **power distribution network** (PDN) è tutto ciò che sta fra il regolatore e i pin di alimentazione del chip: i piani di rame del PCB, le via, le tracce e i condensatori di decoupling. Vista dal carico non è un cortocircuito ideale ma un'**impedenza Z(f)** che cambia con la frequenza, perché ogni elemento ha resistenza, induttanza e capacità parassite.

![Rete di decoupling: regolatore VRM, condensatore bulk e banco di condensatori HF in parallelo sul rail Vdd verso l'integrato, con ritorno a massa.](/img/tools/pdn-network.svg)

La rete fisica: dal regolatore al chip, un condensatore bulk e un banco di condensatori HF in parallelo forniscono localmente la corrente transitoria.

La conseguenza è diretta: ogni variazione di corrente ΔI richiesta dal carico cade sull'impedenza e genera una variazione di tensione sul rail.

$$
\Delta V = Z(f)\,\Delta I
$$

Quella ΔV è il **rumore di alimentazione**. Tenerlo entro i limiti del chip significa una cosa sola: tenere bassa Z(f) su tutta la banda in cui il carico commuta.

## Impedenza target

Il criterio di progetto classico converte il requisito di rumore in una soglia di impedenza. Si fissa il ripple massimo ammesso ΔV sul rail e la corrente di switching transitoria ΔI; il rapporto è l'**impedenza target**:

$$
Z_t = \dfrac{\Delta V}{\Delta I}
$$

La PDN rispetta il target se la sua impedenza resta sotto Zt su tutta la banda di interesse. Più stretto il ripple (core a bassa tensione, ADC, PLL) o maggiore la corrente di picco, più bassa Zt — che per i core moderni scende facilmente nei **milliohm**. Un rail da 1 V con 50 mV di ripple e 5 A di transitorio chiede una Zt di 10 mΩ.

![Impedenza della PDN in funzione della frequenza: cala sul bulk, picco di anti-risonanza, cala sugli HF, poi risale per l'induttanza; linea tratteggiata dell'impedenza target Zt.](/img/tools/pdn-impedance.svg)

L'impedenza |Z(f)| deve restare sotto la linea target Zt su tutta la banda: il bulk copre le basse frequenze, gli HF le alte, e fra i due può comparire il picco di anti-risonanza.

## Decoupling: bulk e HF

Il **decoupling** mette condensatori vicino al carico perché forniscano *localmente* la corrente transitoria, prima che debba arrivare dal regolatore attraverso l'induttanza dei piani. Ma nessun condensatore è ideale: oltre alla capacità C ha una resistenza serie (ESR) e soprattutto un'**induttanza parassita serie** (ESL). L'impedenza di un condensatore reale è

$$
Z_C(\omega) = \mathrm{ESR} + j\!\left(\omega\,\mathrm{ESL} - \dfrac{1}{\omega C}\right)
$$

a bassa frequenza domina il termine capacitivo 1/(ωC), che cala con f; oltre la **frequenza di risonanza propria** domina ωL e l'impedenza torna a salire. Un solo condensatore è quindi a impedenza bassa solo in una banda stretta. Per coprire più decadi si usa una rete a due fasce:

- **Bulk** — capacità grande (µF), copre le basse frequenze dove serve molta carica. Si dimensiona perché la sua reattanza capacitiva resti sotto Zt a una frequenza bassa (qui una decade sotto fmax):

$$
C_{\text{bulk}} \ge \dfrac{1}{2\pi\,(f_{\max}/10)\,Z_t}
$$

- **Banco HF** — molti condensatori piccoli (es. 100 nF) in **parallelo**. Alle alte frequenze l'impedenza del banco è dominata dall'ESL, e mettere N cap in parallelo divide l'ESL effettiva per N. La condizione di progetto è che la reattanza induttiva residua a fmax resti sotto Zt:

$$
\omega_{\max}\,\dfrac{\mathrm{ESL}}{N} \le Z_t \quad\Longrightarrow\quad N \ge \dfrac{2\pi f_{\max}\,\mathrm{ESL}}{Z_t}
$$

Da qui due regole intuitive: **Zt più stretto** o **fmax più alto** chiedono più condensatori HF in parallelo. Il numero N cresce in fretta, ed è il primo segnale che un target è severo — quanto in fretta si legge in tabella:

| ΔV | ΔI | Zₜ | f max | N condensatori HF |
|---|---|---|---|---|
| 100 mV | 2 A | 50,00 mΩ | 20 MHz | 3 |
| 50 mV | 5 A | 10,00 mΩ | 20 MHz | 13 |
| 50 mV | 5 A | 10,00 mΩ | 100 MHz | 63 |
| 30 mV | 10 A | 3,00 mΩ | 50 MHz | 105 |
| 50 mV | 20 A | 2,50 mΩ | 100 MHz | **252** |
| 20 mV | 30 A | 0,67 mΩ | 100 MHz | **943** |
| 10 mV | 50 A | 0,20 mΩ | 200 MHz | **6284** |

Le righe in grassetto sono il punto. La formula non ha alcun tetto: chiedendo 0,2 mΩ fino a 200 MHz risponde **6284 condensatori**, e lo fa con la stessa faccia con cui ne propone tre. Un numero così non è un preventivo di componenti: è il modello che dice «questo target non si raggiunge così» senza avere il vocabolario per dirlo.

### Il muro dell'induttanza condivisa

Il motivo è nell'assunzione ESL/N. Dividere per N vale se ogni condensatore ha il **proprio** percorso verso il carico. Nella realtà una parte dell'induttanza è **condivisa** — il tratto dentro il package, il pin, la via che scende al die, il loop nei piani vicino al carico — e quella non si divide per niente:

$$
|Z|(\omega) = \omega\!\left(\dfrac{\mathrm{ESL}}{N} + L_{\text{cond}}\right) \quad\Longrightarrow\quad f_{\text{tetto}} = \dfrac{Z_t}{2\pi L_{\text{cond}}}
$$

Il secondo membro è il tetto: la frequenza massima a cui quel target è raggiungibile, qualunque sia N.

| Zₜ | L cond. 0,2 nH | 0,5 nH | 1 nH | 2 nH |
|---|---|---|---|---|
| 1 mΩ | 0,80 MHz | 0,32 MHz | 0,16 MHz | 0,08 MHz |
| 5 mΩ | 3,98 MHz | 1,59 MHz | 0,80 MHz | 0,40 MHz |
| 10 mΩ | 7,96 MHz | 3,18 MHz | 1,59 MHz | 0,80 MHz |
| 50 mΩ | 39,8 MHz | 15,9 MHz | 7,96 MHz | 3,98 MHz |
| 100 mΩ | 79,6 MHz | 31,8 MHz | 15,9 MHz | 7,96 MHz |
| 500 mΩ | 398 MHz | 159 MHz | 79,6 MHz | 39,8 MHz |

Un target di **10 mΩ con 0,5 nH condivisi si tiene fino a 3,2 MHz**, non a 100. E l'effetto sul parallelo è immediato: con 0,3 nH condivisi, passare da 1 a 128 condensatori a 100 MHz guadagna 4,22 volte, non 128.

| N | ESL/N | + 0,3 nH condivisi | \|Z\| a 100 MHz | Guadagno su N = 1 |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 1000 pH | 1300 pH | 0,817 Ω | × 1,00 |
| 2 | 500 pH | 800 pH | 0,503 Ω | × 1,63 |
| 4 | 250 pH | 550 pH | 0,346 Ω | × 2,36 |
| 8 | 125 pH | 425 pH | 0,267 Ω | × 3,06 |
| 16 | 63 pH | 363 pH | 0,228 Ω | × 3,59 |
| 32 | 31 pH | 331 pH | 0,208 Ω | × 3,92 |
| 64 | 16 pH | 316 pH | 0,198 Ω | × 4,12 |
| 128 | 8 pH | 308 pH | 0,193 Ω | × 4,22 |

Il ginocchio sta dove **ESL/N eguaglia L_condivisa**, cioè a N ≈ ESL/L_condivisa: tre o quattro condensatori per un layout mediocre, una decina per uno buono. Da quel punto |Z| vale il doppio del suo pavimento asintotico, quindi tutto ciò che si aggiunge dopo — fossero mille condensatori — non può valere più di un **fattore 2** in totale. È la risposta pratica alla domanda «quanti condensatori metto?»: fino al ginocchio ogni cap paga, dopo si compra un dimezzamento e nient'altro, al prezzo di area, costo e via.

E quando il target sta sotto il tetto, non ci sono condensatori che rimedino: bisogna abbassare L_condivisa (via più corte e più numerose, dielettrico più sottile fra i piani, cap sul lato del componente) oppure spostare la capacità più vicino — **sul package o sul die**, dove l'induttanza di collegamento è di ordini di grandezza minore. È il motivo per cui i SoC moderni portano capacità integrata: sopra qualche decina di MHz il decoupling sul PCB ha smesso di essere in gioco.

## Anti-risonanza

Mettere insieme bulk e HF ha un effetto collaterale. Fra un condensatore con C grande e ESL maggiore (il bulk) e uno con C piccola (il banco HF) si forma una **risonanza parallelo-serie**: a una frequenza intermedia l'induttanza del bulk e la capacità del banco HF risuonano e l'impedenza della PDN mostra un **picco** — l'**anti-risonanza** — proprio nella banda dove la vorremmo bassa.

Una stima indicativa del punto in cui compare:

$$
f_{\text{ar}} \approx \dfrac{1}{2\pi\sqrt{L_{\text{bulk}}\,C_{\text{HF,tot}}}}
$$

con L_bulk l'ESL del condensatore bulk e C_HF,tot la capacità totale del banco HF. È un ordine di grandezza per sapere **dove guardare**, non un valore di simulazione: la formula dà la *frequenza* del picco e non dice nulla sulla sua *altezza*, che è la cosa che decide se il progetto passa.

### Quanto è alto il picco: l'ESR è l'unica cosa che conta

L'altezza si ottiene calcolando l'impedenza del parallelo dei due rami RLC. Su una rete di riferimento — bulk 10 µF con 2 nH, banco di 20 × 100 nF con 1 nH ciascuno — il picco dipende quasi solo dall'ESR:

| ESR del bulk | ESR di un HF | Picco di anti-risonanza |
|---|---|---|
| 2 mΩ | 2 mΩ | 384,3 mΩ @ 2,72 MHz |
| 5 mΩ | 5 mΩ | 155,7 mΩ @ 2,73 MHz |
| 10 mΩ | 10 mΩ | 81,3 mΩ @ 2,73 MHz |
| 50 mΩ | 20 mΩ | **nessun picco**: \|Z\| monotona |
| 200 mΩ | 50 mΩ | **nessun picco**: \|Z\| monotona |
| 1000 mΩ | 100 mΩ | **nessun picco**: \|Z\| monotona |

Il picco va come **1/ESR**: dimezzare l'ESR lo raddoppia. E le ultime tre righe sono il risultato che sorprende: **sopra i 50 mΩ il picco non c'è più**, |Z| diventa monotona e l'anti-risonanza è smorzata via. Ne segue una conclusione che va contro l'istinto di ogni progettista: un condensatore «migliore» perché a ESR più bassa **peggiora** la PDN nel punto in cui è più debole. L'ESR non è un difetto da minimizzare, è lo smorzamento della rete — ed è il motivo per cui a volte si mette in serie una resistenza da pochi milliohm, o si sceglie deliberatamente un dielettrico più lossy.

### Distribuire i valori: non funziona come si dice

Il consiglio classico è di spargere il banco su più valori per «riempire il buco». Calcolato sulla stessa rete, a ESR pari (5 mΩ per condensatore), va così:

| Composizione del banco | Picchi | Il peggiore |
|---|---|---|
| 20 × 100 nF | 1 | 155,7 mΩ @ 2,73 MHz |
| 10 × 1 µF + 10 × 100 nF | 2 | 36,2 mΩ @ 11,87 MHz |
| 7 × 1 µF + 7 × 100 nF + 6 × 10 nF | 3 | 249,9 mΩ @ 42,80 MHz |

Da un valore a due il picco peggiore scende di **4,3 volte** e si sposta in alto: il consiglio funziona. Da due a tre **risale**, e a 250 mΩ è peggio del punto di partenza. Il motivo è che ogni valore aggiunto porta con sé la **propria** anti-risonanza contro l'induttanza del banco che gli sta sotto — il numero di picchi cresce col numero di valori distinti — e i 10 nF risuonano a 42,8 MHz, dove non c'è più abbastanza rame né abbastanza ESR a smorzare.

La regola corretta è quindi più stretta: **due decadi di capacità, ciascuna con abbastanza condensatori da smorzare la propria risonanza**, battono tre decadi distribuite col contagocce. E ha senso aggiungere una decade solo se serve davvero quella banda, perché ogni condensatore è utile solo sopra la propria autorisonanza:

| Capacità | ESL tipica | Autorisonanza |
|---|---|---|
| 10 µF | 2,0 nH | 1,13 MHz |
| 1 µF | 1,2 nH | 4,59 MHz |
| 100 nF | 1,0 nH | 15,92 MHz |
| 10 nF | 0,8 nH | 56,27 MHz |
| 1 nF | 0,6 nH | 205,47 MHz |

Un 10 nF comincia a lavorare a 56 MHz: metterlo su una rete che deve arrivare a 20 MHz aggiunge un picco e nessun beneficio.

## Scelta dei valori

I valori suggeriti dallo strumento sono arrotondati alla **serie E12**, la più diffusa e a basso costo. Il modello usa una ESL fissa (1 nH per il cap HF, 2 nH per il bulk), valori tipici per package piccoli con via dedicate. Sono un **punto di partenza** da verificare in una simulazione PDN reale prima del layout, perché:

- l'ESL effettiva dipende fortemente dal **layout** (lunghezza delle via, area del loop, posizione rispetto al pin);
- il PCB ha una sua **plane capacitance** distribuita che entra nella rete alle alte frequenze;
- a target molto bassi (sotto il milliohm) il solo decoupling non basta: serve lavorare sui **piani di alimentazione** e sull'accoppiamento power/ground del PCB.

## Limiti

- Modello a **ESL fissa**: nessuna dipendenza dal package reale, dal layout o dalla temperatura; ESR trascurata nel dimensionamento.
- Nessuna **plane capacitance** del PCB né impedenza dei piani/via.
- L'anti-risonanza è una **stima a un grado di libertà**, non lo spettro di impedenza completo della rete.
- Strumento dimostrativo, **non un solver SPICE** né un simulatore PDN.

## Riferimenti

- **Letteratura di power integrity e signal integrity** sul dimensionamento della PDN, l'impedenza target e l'anti-risonanza dei banchi di condensatori — il riferimento per il metodo e i limiti del modello a ESL fissa.
- **Application note dei produttori di condensatori** su ESR/ESL, frequenza di auto-risonanza e mounting inductance.
- **Strumento correlato** — il [PDN / Decoupling Planner](/tools/pdn-decoupling/) mette in pratica questa pagina: inserisci rail, transitorio e fmax e ottieni Zt, bulk, banco HF e la frequenza di anti-risonanza indicativa.
